
Installare un sistema per il trattamento dell’acqua è soltanto il primo passo. Perché continui a lavorare nelle condizioni previste, è necessario dedicargli una manutenzione regolare, rispettando le indicazioni specifiche dell’apparecchio e dei componenti utilizzati.
Filtri, cartucce, addolcitori e sistemi di erogazione non sono dispositivi da installare e dimenticare per anni.
La manutenzione non deve però essere immaginata come un insieme di operazioni complicate. In molti impianti domestici le attività ordinarie consistono soprattutto nel controllare alcuni elementi, rispettare le sostituzioni previste e riconoscere per tempo eventuali anomalie.
Perché la manutenzione è importante quanto la scelta dell’impianto
Quando si sceglie un sistema di microfiltrazione si tende naturalmente a concentrarsi su tecnologia, prestazioni, dimensioni e costo.
La manutenzione viene spesso considerata soltanto in un secondo momento. In realtà dovrebbe entrare nella valutazione già prima dell’acquisto.
Ogni apparecchiatura è progettata per funzionare entro determinate condizioni e i suoi componenti consumabili hanno una durata limitata. Continuare a utilizzare una cartuccia oltre la capacità prevista oppure lasciare un addolcitore senza il sale necessario per la rigenerazione significa utilizzare il sistema in condizioni diverse da quelle per cui è stato progettato.
Una gestione corretta serve quindi a preservare funzionamento, portata e prestazioni del trattamento. Consente inoltre di individuare prima eventuali problemi, evitando che una piccola anomalia venga scoperta soltanto quando l’impianto smette di funzionare correttamente.
Ogni quanto bisogna cambiare i filtri?
È probabilmente la domanda più comune e anche quella alla quale bisogna evitare di rispondere con una cifra valida per tutti. Non esiste infatti un intervallo universale.
La durata di una cartuccia può dipendere da:
- tipologia del filtro;
- capacità dichiarata dal produttore;
- quantità di acqua trattata;
- caratteristiche dell’acqua in ingresso;
- presenza di sedimenti;
- frequenza di utilizzo;
- condizioni dell’impianto;
- eventuale periodo massimo di utilizzo indicato dal produttore.
Alcuni filtri vengono sostituiti principalmente in funzione dei litri trattati, altri prevedono anche un limite temporale.
Questo significa che due famiglie che utilizzano la stessa cartuccia potrebbero non raggiungere contemporaneamente la fine della sua capacità. La regola corretta è quindi semplice: seguire sempre le indicazioni previste per la specifica cartuccia installata, senza estenderne arbitrariamente l’utilizzo.
Perché non conviene aspettare che il filtro smetta di funzionare
Una cartuccia filtrante non è necessariamente un componente che passa improvvisamente da “perfettamente funzionante” a “completamente esaurito”. Con il progressivo utilizzo può raggiungere la propria capacità nominale oppure accumulare materiali trattenuti durante la filtrazione.
Uno dei segnali percepibili può essere una diminuzione della portata dell’acqua, soprattutto quando il filtro ha trattenuto una quantità importante di particelle.
Non è però corretto aspettare obbligatoriamente un segnale visibile. Il fatto che l’acqua continui a uscire normalmente dal rubinetto non permette, da solo, di stabilire che una cartuccia sia ancora nelle condizioni previste dal produttore.
La sostituzione programmata serve proprio a evitare di affidarsi esclusivamente alle sensazioni. Annotare la data dell’ultimo cambio oppure utilizzare eventuali sistemi di monitoraggio presenti nell’impianto può rendere la gestione molto più semplice.
Cartucce diverse richiedono attenzioni diverse
Parlare genericamente di “filtro” può essere fuorviante perché all’interno di un sistema possono essere presenti tecnologie differenti.
Un prefiltro per sedimenti, per esempio, ha la funzione di trattenere particelle solide entro i limiti previsti dalle sue caratteristiche.
Una cartuccia a carbone attivo svolge invece un trattamento diverso e può essere utilizzata, tra le altre applicazioni, per intervenire su determinate sostanze responsabili di gusto e odore.
Microfiltrazione e ultrafiltrazione utilizzano a loro volta sistemi con caratteristiche specifiche. Non bisogna quindi presumere che tutte le cartucce abbiano la stessa durata o che possano essere sostituite tra loro soltanto perché hanno dimensioni apparentemente simili.
Utilizzare il ricambio corretto è parte della manutenzione
Quando un filtro deve essere sostituito, prezzo e disponibilità non dovrebbero essere gli unici criteri di scelta.
Una cartuccia deve essere compatibile con il contenitore, la testata o il sistema in cui viene installata e deve avere le caratteristiche adatte al trattamento previsto.
Due elementi filtranti apparentemente simili possono avere:
- capacità differenti;
- materiali differenti;
- gradi di filtrazione differenti;
- portate differenti;
- connessioni o sistemi di aggancio diversi.
L’utilizzo di un ricambio non appropriato può quindi modificare il comportamento dell’impianto.
Cosa controllare durante la sostituzione di un filtro
Il cambio della cartuccia può essere anche una buona occasione per fare un rapido controllo generale.
A seconda del tipo di apparecchio possono essere verificati:
- stato del contenitore;
- guarnizioni;
- raccordi;
- eventuali segni di perdita;
- tubazioni visibili;
- condizioni della testata;
- corretta chiusura dopo la sostituzione.
Le operazioni devono naturalmente essere eseguite rispettando le procedure previste dall’apparecchio. Non bisogna improvvisare procedure universali, perché i sistemi possono essere costruiti in modo molto diverso.
Addolcitore: perché bisogna controllare il sale
La manutenzione di un addolcitore d’acqua segue una logica differente rispetto alla sostituzione di una cartuccia.
Nel funzionamento tradizionale a scambio ionico, le resine trattengono gli ioni di calcio e magnesio responsabili della durezza dell’acqua. Periodicamente devono essere rigenerate, cioè riportate nelle condizioni necessarie per continuare il processo di scambio.
Per questa operazione viene utilizzata una soluzione di acqua e sale. Ecco perché nel tino dell’addolcitore deve essere disponibile una quantità sufficiente di sale adatto al sistema.
Il sale non va nell’acqua durante il normale funzionamento
È un dubbio abbastanza comune. Il sale presente nell’addolcitore viene utilizzato durante la fase di rigenerazione delle resine.
Il normale funzionamento dell’apparecchio e la rigenerazione sono fasi differenti. Durante quest’ultima viene preparata e utilizzata una salamoia, mentre calcio e magnesio precedentemente trattenuti vengono rimossi dalle resine e convogliati verso lo scarico secondo il funzionamento del sistema.
Controllare la durezza aiuta a capire se l’addolcitore lavora correttamente
La presenza del sale nel tino non è l’unico elemento da osservare. Periodicamente può essere utile verificare la durezza dell’acqua in ingresso e quella dell’acqua trattata, soprattutto se si nota un ritorno improvviso del calcare.
Questo controllo permette di capire se il risultato ottenuto è coerente con la regolazione prevista. La durezza in uscita può dipendere infatti dalla configurazione dell’apparecchio e dall’eventuale miscelazione con acqua non completamente addolcita.
Se il valore cambia in maniera significativa senza che siano state effettuate modifiche, può essere opportuno controllare sale, rigenerazione, programmazione e funzionamento generale.
Perdite, raccordi e scarichi: i controlli più semplici da fare
Oltre a filtri e sale, vale la pena osservare periodicamente l’impianto.
Non servono competenze tecniche per accorgersi di:
- gocce o perdite visibili;
- raccordi bagnati;
- tubazioni fuori posizione;
- acqua dove normalmente non dovrebbe esserci;
- rumori insoliti;
- anomalie sul display;
- messaggi di errore;
- riduzione evidente della portata.
Piccoli segnali non significano necessariamente che l’apparecchio sia guasto, ma non dovrebbero essere ignorati. Nel caso di un addolcitore è utile anche verificare che la zona dello scarico e dell’eventuale troppo pieno rimanga libera e nelle condizioni previste dall’installazione.
Cosa fare se la casa rimane inutilizzata per molto tempo
Una seconda casa, un’abitazione lasciata vuota per diversi mesi o una lunga assenza richiedono qualche attenzione in più.
I sistemi di trattamento dell’acqua non dovrebbero essere riattivati dopo lunghi periodi di inutilizzo dando per scontato che tutto sia rimasto nelle stesse condizioni.
A seconda dell’apparecchiatura può essere opportuno verificare:
- stato delle cartucce;
- data dell’ultima sostituzione;
- condizioni del sistema;
- eventuali procedure previste per il riavvio;
- livello del sale nell’addolcitore;
- corretto funzionamento dopo la riapertura dell’acqua.
Le procedure possono cambiare molto da un sistema all’altro, quindi in questi casi è particolarmente importante seguire le indicazioni del produttore o richiedere assistenza.
Quando la manutenzione ordinaria non basta
Cambiare una cartuccia o aggiungere sale sono operazioni di gestione ordinaria. Ci sono però situazioni nelle quali è preferibile richiedere un controllo tecnico, come, ad esempio:
- perdite che continuano a presentarsi;
- rigenerazioni apparentemente anomale;
- errori della valvola o della centralina;
- durezza dell’acqua che non corrisponde più alla regolazione;
- problemi di portata non risolti con la normale sostituzione dei filtri;
- rumori o comportamenti insoliti dell’apparecchio;
- componenti danneggiati.
La manutenzione fai da te dovrebbe fermarsi dove iniziano interventi che richiedono regolazioni, smontaggi o verifiche tecniche specifiche.
Una semplice routine evita di dimenticare la manutenzione
La gestione può essere semplificata creando una piccola routine. È sufficiente annotare: data di installazione, modello delle cartucce, ultima sostituzione, eventuale capacità in litri, controlli effettuati e principali interventi sull’addolcitore.
Una fotografia dell’etichetta del filtro o del codice ricambio può essere altrettanto utile. In questo modo, quando arriva il momento di ordinare un componente, non è necessario smontare nuovamente l’impianto soltanto per capire quale ricambio acquistare.
Per gli addolcitori può essere utile anche osservare nel tempo la frequenza con cui viene rabboccato il sale. La manutenzione diventa così una normale attività domestica e non un intervento da ricordare soltanto quando qualcosa smette di funzionare.
Un impianto ben mantenuto parte dalle indicazioni corrette
Filtri e addolcitori richiedono attenzioni differenti, ma condividono lo stesso principio: ogni sistema deve essere mantenuto secondo le proprie caratteristiche tecniche.
Sorgemini mette a disposizione filtri, cartucce di ricambio, componenti e sistemi per il trattamento dell’acqua. Conoscere marca e modello dell’apparecchio installato permette di individuare più facilmente il ricambio compatibile e programmare correttamente gli interventi.
Per gli impianti che richiedono una verifica tecnica è invece opportuno distinguere sempre tra normale manutenzione effettuabile dall’utilizzatore e operazioni che devono essere eseguite da personale competente.
Domande frequenti sulla manutenzione di filtri e addolcitori
Ogni quanto bisogna cambiare il filtro del depuratore?
Non esiste un intervallo identico per tutti i filtri. La sostituzione dipende dalla tipologia della cartuccia, dalla capacità dichiarata, dai litri trattati, dalla qualità dell’acqua e dagli eventuali limiti temporali indicati dal produttore. È quindi preferibile seguire le specifiche del ricambio installato anziché applicare una scadenza generica.
Posso continuare a utilizzare un filtro oltre la durata indicata?
Non è consigliabile. Il fatto che l’acqua continui a uscire dal rubinetto non significa che la cartuccia sia ancora nelle condizioni di funzionamento previste. Quando viene raggiunto il limite di capacità o di tempo indicato dal produttore, il componente dovrebbe essere sostituito.
Come faccio a capire che un filtro è da cambiare?
Una riduzione della portata può essere uno dei segnali, soprattutto con filtri che trattengono sedimenti. Tuttavia non bisogna attendere necessariamente un sintomo evidente. La soluzione più affidabile consiste nel rispettare i limiti di utilizzo previsti per la specifica cartuccia.
Posso utilizzare una cartuccia compatibile al posto di quella originale?
Prima di utilizzare qualsiasi ricambio bisogna verificarne l’effettiva compatibilità tecnica con il sistema. Dimensioni simili non garantiscono necessariamente stesse prestazioni, capacità, materiali o connessioni. È quindi opportuno controllare codice e specifiche previste per l’apparecchio.
Ogni quanto bisogna aggiungere il sale nell’addolcitore?
Dipende dalla durezza dell’acqua, dai consumi della famiglia, dalla quantità di resina e dalla programmazione delle rigenerazioni. Non esiste quindi una frequenza mensile valida per tutti. È consigliabile controllare periodicamente il livello e rabboccare quando necessario.
